Il Risorgimento




Come tutte le cittā d'Italia, anche Vieste ha dato il suo contributo di pensiero e di sangue durante il periodo del Risorgimento. Fin dagli inizi del XIX secolo molti professionisti viestani hanno accettato e diffuso l'idea sull'unitā italiana, propugnata in tutto il Regno di Napoli dal re Gioacchino Murat e, successivamente, da Giuseppe Mazzini. Ma il ritorno a Napoli di Ferdinando IV ha determinato la condanna a morte o al carcere duro per molti sostenitori dell'unitā nazionale e ha costretto altri eminenti personaggi a fuggire dal Regno. Altri, invece, si sono eclissati ed hanno continuato, tramite societā segrete, l'opera di propaganda di italianitā. Anche il gruppo dei liberali viestani non si č arreso e ha costituito una vendita della Carboneria.
Primo Gran Maestro č stato Emanuele Abruzzini, un legale definito nei rapporti della polizia come "antico ed effervescente settario", collaborato da un buon numero di dignitari. A parteciparvi non erano soltanto i professionisti e gli studenti che periodicamente portavano da Napoli gli entusiasmi dei cospiratori, anche operai e contadini attratti dal miraggio della spartizione dei terreni demaniali.
Questa vendita, scelta dai carbonari di tutta la Provincia di Capitanata, aveva anche l'ingrato compito di sopprimere i traditori e di gettarli a mare chiusi in un sacco.
In opposizione alla Carboneria č sorta anche la Societā dei Calderali del Contrappeso, voluta e diffusa da Antonio Capece Minutolo, ministro della Polizia, che, servendosi di elementi facinorosi, aveva il compito di spargere in Vieste notizie allarmanti e provocare la reazione dei Carbonari.
Durante i moti sollevatisi in tutto il Regno per richiedere la Costituzione, anche Vieste č insorta e ha subito le crudeli repressioni dello Stato. Nel 1848 ben 72 cittadini sono stati perseguitati e condannati per alcuni anni a duro carcere come sovversivi o per i discorsi oltraggiosi rivolti alla Sacra Maestā del Re.
Nel 1861, circa 10 mesi dopo il positivo Plebiscito per l'annessione del Regno di Napoli a quello di Piemonte, il 27 luglio una sedizione provocata dai filoborbonici, č sfociata nel sangue e ben otto cittadini sono stati barbaramente trucidati.



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